Anzi, che proprio quel risultato era per loro un segno inequivocabile della bontà della loro azione politica, e soprattutto della sconfitta dell’avversario.
Insomma, fa piacere constatare che anche questa volta hanno vinto tutti, che anche questa volta l’autocritica, che è sempre lo strumento migliore per correggere il tiro e migliorare, non è uno sport in voga tra i politici del nostro Paese. Eppure, è matematico che in un’elezione, che è, fino a prova contraria, una competizione, qualcuno debba vincere e qualcuno perdere. E non parlo tanto dei risultati assoluti in termini di percentuali, ma in rapporto al lavoro svolto, alle aspettative, alle elezioni precedenti.rn
Sentire solo dichiarazioni soddisfatte non può che farci dubitare. O sono dichiarazioni che fanno buon viso a cattivo gioco, oppure effettivamente molti dei nostri politici si sentono soddisfatti comunque, solo per il fatto di aver partecipato.
Eppure, a giudicare dall’affluenza alle urne, bassissima per gli standard italiani, anche se molto più alta di altri Paesi, dovrebbe far trapelare il legittimo sospetto che in questa campagna elettorale, dove mai si è parlato d’Europa, hanno perso un po’ tutti, a partire dall’Europa stessa, che appare ai cittadini qualcosa di lontano e burocratico.
Solo quest’osservazione dovrebbe essere un campanello d’allarme e un buon motivo per fare autocritica, ma, si sa, in Italia, è meglio dichiararsi vincitori, piuttosto che ammettere di avere sbagliato