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Benecomune.net
Settembre 2016 Passione civile

  • Passione civile




    Il servizio civile come opportunità per i giovani e per il Paese
    Editoriale di Paola Vacchina


    Il nostro Paese, l'Italia, tra tanti annosi problemi e notevoli risorse, talvolta sottovalutate, ha probabilmente nella condizione giovanile il suo vero, drammatico, tallone d'Achille. Eppure una perla, originale e preziosa, è tutta italiana, il Servizio civile nazionale.

    La questione giovanile e' complessa e affonda le sue radici nel più basso tasso di natalità d'Europa (Eurostat, dato riferito al 2015), che alla lunga sta facendo di noi un popolo di anziani, un popolo che tende a scegliere le sue priorità guardando soprattutto alle esigenze (senza dubbio legittime, ma parziali) delle generazioni più mature.

    La poverta' minorile, che si concentra soprattutto nelle famiglie numerose, e' un'altra realtà dolorosa in sé e carica di conseguenze pesanti per il futuro di questi bambini e ragazzi, ma anche del Paese.

    Un terzo elemento sicuramente critico consiste nel forte tasso di abbandono scolastico, che ci vede fare peggio della media europea ed essere ben lontani dall'obiettivo UE di scendere al di sotto del 10% entro il 2020. Discorso analogo vale per i livelli di istruzione: le percentuali di qualificati, diplomati e laureati sono critiche in Italia. Si tratta fenomeni collegati soprattutto ad un'insufficiente offerta di formazione professionalizzante: molto richiesta e apprezzata, ma ancora troppo limitata rispetto a quella scolastica.

    Ma forse l'aspetto più evidente e critico della condizione giovanile nel nostro Paese consiste nell'alto tasso disoccupazione e soprattutto in quel numero impressionante di NEET che dobbiamo purtroppo registrare.

    Questo sintetico quadro e' certamente semplificato e non guarda alle tante eccezioni che per fortuna conosciamo rispetto alle medie della statistica; soprattutto non mette in risalto la quotidiana tenacia di tanti giovani che si impegnano, studiano, sono disposti alla mobilita', inventano modi per lavorare nonostante disoccupazione e precarietà: giovani che combattono e...ce la fanno! Esso tende piuttosto a sottolineare come sia comprensibile che i giovani italiani abbiano difficoltà a conquistarsi un'autonomia, a recidere il cordone ombelicale con la famiglia di origine e ad inserirsi nella vita adulta, pur non essendo affatto quei bamboccioni di cui in modo inappropriato ed offensivo si è tanto parlato.

    Molto si sta facendo per lottare contro i noti fenomeni sopra ricordati. Soprattutto in questi ultimi anni sono numerosi e significativi, sebbene migliorabili, i segnali di attenzione verso la condizione giovanile: da Garanzia giovani ai rinnovati investimenti sulla scuola, dal Fondo per la lotta alla povertà giovanile alla sperimentazione di un sistema duale italiano che permetta anche da noi di apprendere lavorando.

    Ma un'esperienza tra tutte è davvero un'originalità italiana, un istituto di cui andare fieri e cui l'Europa guarda per prenderne esempio. Si tratta del Servizio civile nazionale, storicamente e idealmente legato al servizio civile sostitutivo di quello militare per gli obiettori di coscienza, quando la leva era obbligatoria per tutti giovani di sesso maschile.
    Il nuovo Servizio civile nazionale, istituito con l. n. 64 del 2001 e recentemente riformato con la legge delega "per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale" (l. n. 106 del 2016), è stato in questi anni una straordinaria risposta a molte delle difficoltà sopra ricordate e una concreta, positiva esperienza per tanti giovani italiani, anche donne, spesso provenienti dal sud Italia, che si trovano a scontare i limiti di opportunità che il Paese offre loro.

    La componente formativa del Servizio civile è sempre stata fondamentale; essa trascende le ore e giornate dedicate giustamente alla formazione generale e specifica: ha a che fare con l'esperienza di servizio continuativo e sensato per la Patria, che poi concretamente assume il volto di bambini, persone diversamente abili, anziani; si arricchisce della consapevolezza di un patrimonio artistico o ambientale da tutelare,valorizza la memoria, rende fruibile la cultura... Inutile sottolineare quanto sia importante che possano accedervi anche e forse soprattutto quei giovani che hanno avuto come si ricordava percorsi formativi accidentati, che non hanno raggiunto livelli dignitosi di formazione.

    Ma il Servizio civile diventa anche occasione per incontrare (per la prima volta in tanti casi) organizzazioni sociali o istituzioni: da conoscere e nelle quali inserirsi, entrando in contatto con l'esperienza di relazioni strutturate e finalizzate ad obiettivi, con la complessità della vita organizzativa. E' un'occasione per sperimentare una forma concreta di lavoro, mettendo a frutto le proprie competenze e sviluppandone di nuove, nell'orizzonte e con la consapevolezza della utilità sociale del proprio lavoro e del fatto che il contributo di ciascuno è indispensabile e insostituibile per la collettività e per il bene comune. Aver avuto occasioni di lavorare, aver sperimentato un lavoro è fondamentale per poi saper cercare e poter trovare lavoro! Obiettivo tanto arduo da raggiungere per i nostri giovani.

    Ancora una questione, prima di lasciare la parola ai numerosi e qualificati interventi che qui presentiamo: il Servizio civile nazionale, che da sempre può essere svolto anche all'estero, ci è parso una sorta di "mobilità protetta". Esso offre l'opportunità di fare un'esperienza formativa preziosissima in sé, ma anche in alcuni casi di mettersi alla prova e poter valutare, in un contesto tutelato e con un prezioso accompagnamento, una possibilità di vita e lavoro al di fuori dei confini nazionali, vocazione e desiderio, ma spesso anche necessità, di tanti giovani italiani.

    Per questi motivi BeneComune.net ha deciso di dedicare l'approfondito focus di settembre al tema del Servizio civile, proponendosi di metterne in evidenza caratteristiche, valore, potenzialità, rischi, anche valorizzando l'esperienza di un importante e storico ente gestore, le Acli, e di alcuni giovani stessi che lo hanno vissuto.

    Ai nostri interlocutori abbiamo chiesto di ragionare attorno ad alcune domande: come viene vissuta questa esperienza formativa ed educativa dai giovani? Come viene percepito il tema della mobilità? Il servizio civile universale quali opportunità può offrire anche nella prospettiva del lavoro? Come valorizzare questa esperienza evitando che si trasformi in un'occasione sprecata? Viene dedicata adeguata attenzione al tema dell'educazione alla pace e ai valori comuni?

    Partiamo da Matteo Bracciali che descrive l'obiettivo dell'impegno educativo e formativo delle Acli: quello di creare cittadini che abbiano gli strumenti per saper leggere il contesto che li circonda, ne sappiano riconoscere le ingiustizie e siano in grado di cambiarlo.

    Pasquale Pugliese ci offre un quadro del percorso che ha portato al Servizio civile nazionale, osservando come non sia sufficiente formare i giovani alla difesa non armata ed alla costruzione della pace con mezzi pacifici se prima, a questi valori non si forma anche la politica.

    Francesco Spagnolo sottolinea la necessità di tornare a vedere il servizio civile come un sistema aperto ed accessibile, collegato ai mondi da cui passano i giovani, come ad esempio la scuola e l'Università, e che abbia al centro tutti, non solo quelli dotati già di opportunità ed occasioni.

    Gianfranco Zucca ci racconta le motivazioni e le aspirazioni dei giovani impegnanti nei progetti di servizio civile all'estero promosso dalle Acli, il loro desiderio di vivere un'esperienza di volontariato in un contesto peculiare o, se si vuole, "speciale".  E Simonetta De Fazi nel suo contributo dà voce ai ragazzi impegnati con le Acli nel servizio civile all'estero e nel progetto IVO4ALL.

    Fiammetta Rastelli, una giovane impegnata nel servizio civile preso le Acli, ragiona sul tema delle competenze, sottolineando come i decreti attuativi della riforma del terzo settore e del servizio civile debbano prevederne il riconoscimento, trovando formule che agevolino i giovani nel mettere a disposizione della collettività le competenze acquisite all'interno di associazioni vocate al sociale.

    Alberto Scarpitti e Mariella Luciani ci raccontano il senso della proposta formativa ed educativa che le Acli rivolgono ai giovani impegnati nel servizio civile.

    Concludiamo con il Sottosegretario Luigi Bobba, intervistato da BeneComune.net, che mette in evidenza, tra gli altri aspetti, come la riforma del Terzo settore e del Servizio Civile intenda costruire un percorso dove i soggetti a cui guardiamo in modo preferenziale siano i giovani con meno opportunità.



  • Un servizio civile competente




    Molti giovani che hanno vissuto l'esperienza di Servizio civile non sono riusciti ad inserirsi nella filiera dei servizi sociali per fare di questa loro esperienza un mestiere a servizio della comunità. Questo perché non sostenuti da un sistema di certificazione delle competenze acquiste. I decreti attuativi della legge 106/2016 dovrebbero affrontare anche questo tema


    L'approccio dei giovani all'esperienza del Servizio Civile Nazionale (SCN) risulta fortemente condizionato da due grandi bisogni o per meglio dire, "aspettative": entrare, o quantomeno iniziare a muovere i primi passi, nel mondo del lavoro ed acquisire "competenze trasversali" che possano rafforzare o arricchire la propria crescita anche in una prospettiva di occupabilità.

    In realtà queste due esigenze non sempre vengono soddisfatte. Ed infatti, la maggior parte dei giovani che ha intrapreso la strada del SCN se da un lato trova un canale per affacciarsi nel mercato del lavoro, dall'altro ne esce senza ricevere un riconoscimento formale delle competenze che pure sono state acquisite in un anno di lavoro. E questa è una grande debolezza che non aiuta nemmeno a conferire al SCN la dignità che pur gli spetterebbe.

    Nell'alveo delle opportunità che l'attuale Governo si propone di offrire con Garanzia Giovani, il Servizio Civile rappresenta di fatto un sistema in quanto diretto a rendere attivi e protagonisti i giovani. Al di là delle singole esperienze, nel complesso esso rappresenta un'occasione che favorisce l'acquisizione/lo sviluppo di nuovi apprendimenti e nuove conoscenze ma anche lo sviluppo del c.d. saper fare perché "sollecita" il giovane a misurarsi giornalmente con problemi reali, vuoi organizzativi vuoi "sul campo", a contatto diretto con il disagio e le tematiche sociali più disparate e delicate che richiedono un esercizio, straordinario per i giovani avvezzi alla società 2.0, di attenzione, condivisione, riflessione e problem solving. Tutte competenze trasversali e sociali che formano e identificano la persona e la allenano a pensare in maniera flessibile, duttile, aperta, destrutturata, disponibile all'ascolto e alla risoluzione dei problemi. Esattamente quello che oggi chiede la società della conoscenza e quindi dei nuovi lavori. Allora perché non investire di più su questi aspetti?

    La Raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea del 2012 definisce tre tipologie di apprendimento. L'apprendimento formale, erogato in un contesto organizzato strutturato, che di norma porta all'ottenimento di qualifiche generalmente sotto forma di certificati o diplomi; comprende sistemi di istruzione generale, formazione professionale iniziale e istruzione superiore.

    L'apprendimento non formale, erogato mediante attività pianificate (in termini di obiettivi e tempi di apprendimento) con una qualche forma di sostegno all'apprendimento può comprendere programmi per il conseguimento di abilità professionali, alfabetizzazione degli adulti e istruzione di base per chi ha abbandonato la scuola prematuramente.
    Infine l'apprendimento informale,risultante dalle attività della vita quotidiana legate al lavoro, alla famiglia o al tempo libero e non strutturato in termini di obiettivi di apprendimento, di tempi o di risorse dell'apprendimento.

    Per come oggi funziona, il Servizio Civile è ancora un compartimento stagno per il quale lo Stato assicura risorse senza, però, disegnare prospettive di continuità rispetto al percorso intrapreso.

    Non voglio dire che l'esperienza di volontariato debba, obtorto collo, certificare competenze professionali formali come intese dalla raccomandazione del Consiglio dell'Unione Europea del 2012 ma che sarebbe opportuno lavorare ad uno strumento che misuri e certifichi con rigore, le competenze che un giovane ha acquisito realizzando, così, quello spazio europeo dell'apprendimento permanente ("qualsiasi attività di apprendimento avviata in qualsiasi momento della vita, volta a migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze in una prospettiva personale, civica, sociale e/o occupazionale) che , secondo quanto indicato nella Comunicazione N. 678 della Commissione Europea, può permettere all'Europa di diventare una società competitiva e dinamica.

    Molti giovani che hanno vissuto l'esperienza di Servizio civile, pur essendosi misurati positivamente con pratiche di volontariato, non sono riusciti ad inserirsi nella filiera dei servizi sociali né ad organizzarsi (in forme di associazionismo, di volontariato o di imprese sociali) per fare di questa loro esperienza un mestiere al servizio degli altri e della comunità. Questo anche perché non sostenuti da un effettivo ed efficiente sistema di certificazione di quanto fatto ed appreso. Non che la messa in trasparenza delle competenze sia il passaporto per il lavoro, ma, di certo, aiuterebbe. Ed infatti, la sensibilità che i giovani sviluppano e acquisiscono durante il servizio civile è una dote che non va dispersa ma deve essere restituita alla collettività, non da disperdere.

    La recente Legge delega di Riforma del terzo Settore, finalmente giunta a maturazione, incoraggia in tal senso e apre nuovi scenari delegando il Governo a risistemare la materia individuando quale principio e criterio direttivo al quale attenersi anche quello relativo al"riconoscimento e valorizzazione delle competenze acquisite durante l'espletamento del servizio civile universale in funzione del loro utilizzo nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo" (art. 8, comma 1, lett. h della legge n. 106/2016). Questo potrebbe rappresentare un passaggio cruciale che ben si incrocia con la disciplina dell'impresa sociale, anch'essa rivista dalla recente Riforma, che persegue l'obiettivo di rispondere ad un fabbisogno sociale (e non di remunerare il capitale investito), ricorrendo anche a modelli di governance partecipativi e democratici.

    La triangolazione tra competenze dei giovani (che hanno fatto un'esperienza di servizio civile), il bisogno di un nuovo welfare (attualmente in affanno e che potrebbe invece giovarsi di competenze fresche e testate), la prospettiva normativa (che incoraggia le imprese sociali) potrebbe aprire nuovi spazi per i giovani che intendono restare ad operare nel sociale.
    Tutto ciò a condizione che lo Stato creda fortemente in questa evoluzione e sostenga i giovani a restare impegnati nel sociale, anche supportandoli con forme di finanza agevolata.

    L'auspicio allora è che con i Decreti Attuativi il riconoscimento delle competenze e la disciplina dell'impresa sociale camminino di pari passo sia attraverso meccanismi reali ed efficienti di certificazione sia con formule che agevolino i giovani a mettere a disposizione della collettività le competenze acquisite all'interno di associazioni vocate al sociale oppure mediante la creazione di start-up sociali. Un tale risultato potrebbe essere raggiunto prendendo ispirazione dalle esperienze americana ed inglese dei social impact bond, ovvero configurabile come una partnership tra diversi attori, sancita da contratti bilaterali e finalizzata a raccogliere capitali provati per promuovere politiche pubbliche innovative.



  • Intervista a Luigi Bobba: "Guardare ai giovani con meno opportunità"




    Proponiamo un'intervista a Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la Delega al Servizio civile nazionale


    Già nel 2004, quando era presidente delle Acli, Lei parlava del servizio civile obbligatorio da realizzare in tutta Europa. Queste proposte oggi sono divenute realtà. Quale significato ha, sul piano culturale e educativo, l'istituzione del servizio civile universale realizzata con la "legge delega di riforma del terzo settore e del Servizio Civile". Ci può spiegare il senso di questa scelta?

    Con il servizio civile universale per tutti i giovani che decidono di svolgere volontariamente l'esperienza del servizio civile, lo Stato si impegna a garantire le condizioni e le risorse perché ciò possa avvenire realmente. In questi anni la richiesta è aumentata. Siamo riusciti a garantire a 50 mila giovani la possibilità di vivere questa esperienza. Si tratta di una scelta impegnativa. Infatti il servizio civile universale è su base volontaria e non obbligatoria. Si è deciso di convincere e motivare i giovani verso una scelta di questo tipo. Il sevizio civile su base volontaria è sicuramente una scelta più efficace. Il professor Alessandro Rosina, presentando alcuni dati del Rapporto Giovani, ha osservato come il 91% dei giovani italiani consideri il volontariato un'esperienza formativa importante. L'80,4% dichiara inoltre di essere "molto" o "abbastanza" d'accordo sul fatto che per tutti i giovani sia utile fare un'esperienza di impegno civico a favore della propria comunità, anche senza compenso in denaro.

    Il governo si è preso l'impegno di allargare l'opportunità a tutti i giovani che chiedono di fare il servizio civile fino ad arrivare al servizio civile europeo affinché nasca un "corpo volontario della solidarietà", utilizzando un'espressione di Juncker, ossia si realizzi un impegno volontario e associativo che abbia una base europea come elemento continuativo. In sostanza credo si debba dar vita ad un'esperienza in cui i giovani possano identificarsi, ad un percorso in cui il sevizio civile possa diventare un elemento costitutivo di un Europa che dia finalmente un orizzonte alle aspirazioni dei giovani.
    In sostanza siamo convinti che si debbano creare le condizioni perché al servizio civile possano accedere anche i giovani che hanno meno opportunità e occasioni formative. Dai dati Isfol si evince quello che già pensavamo ossia che il servizio civile sceglie, seleziona, i giovani che hanno già delle opportunità in termini di competenze. Bisogna invece guardare anche ai NEET ossia quei giovani che non studiamo e non lavorano. Questo abbiamo incominciato a farlo selezionando 9 mila giovani attraverso il programma garanzia giovani. Con i decreti legge relativi alla "riforma del terzo settore e del Servizio Civile" vogliamo costruire un percorso dove i soggetti a cui guardiamo in modo preferenziale siano i giovani con meno opportunità.


    L'indagine "Il Servizio Civile Nazionale fra cittadinanza attiva e occupabilità", curata dall'ISFOL e presentata lo scorso 4 agosto costituisce un primo passo per conoscere l'universo costituito dai giovani volontari italiani. In quella occasione lei ha dichiarato che la ricerca non solo traccia l'identikit dei giovani in Servizio Civile, ma può fungere da guida nella predisposizione del decreto legislativo in applicazione della legge delega di riforma del terzo settore e del Servizio Civile". In questo senso quali indicazioni Le sembrano più rilevanti?

    La ricerca dell'ISFOL ci dice che i 2/3 dei giovani impegnati nel servizio civile indica come prima motivazione della propria scelta i motivi personali mentre 1/3 indica come prima scelta le motivazioni sociali. Quindi i giovani scelgono il servizio civile prima di tutto per acquisire nuove competenze, per rispondere a bisogni di tipo personale e poi anche per motivazioni di tipo sociale. Questo elemento va considerato nella realizzazione dei decreti attuativi della legge n. 106 del giugno 2016 e bisogna dedicare adeguata attenzione al tema delle competenze acquisite nel contesto dell'esperienza del servizio civile.


    Il servizio civile universale quali opportunità può offrire anche nella prospettiva del lavoro? Come valorizzare questa esperienza evitando che si trasformi in un'occasione sprecata?

    La scelta della legge richiamata è quella di un programma triennale. Una scelta che può consentire ai programmi di avere un profilo. Con un programma triennale è più facile fare degli investimenti nella dimensione formativa e progettuale. Questo anche per far sì che il contesto (gli enti) sia più efficiente e pronto ad accogliere i giovani e il loro impegno. La ricerca dell'ISFOL ha interessato i giovani impegnati nel servizio civile ma sarebbe necessario sentire anche quelli che hanno concluso questa esperienza per vedere se c'è una ricaduta anche di tipo professionale. La ricerca realizzata dalla FOCSIV "Servizio civile all'estero. Giovani, lavoro e cittadinanza attiva" ci segnala come i 600 giovani intervistasti abbiano trovato un lavoro in modo più rapido e con caratteristiche più congruenti rispetto alle proprie competenze.


    Dall'osservatorio delle Acli, che accompagnano nel servizio civile all'estero centinaia di giovani italiani, ci sembra che questa esperienza possa essere considerata una sorta di "mobilità protetta" che rappresenta, accanto ad altri strumenti (es. Erasmus) una occasione per rafforzare il senso di appartenenza dei giovani all'Unione Europea e alla dimensione globale. A Suo avviso come viene percepito il tema della mobilità? Che ruolo può svolgere in questo ambito l'esperienza del servizio civile universale?


    In relazione al bando relativo alla selezione di 50 volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Nazionale per l'attuazione del progetto IVO4ALL, da realizzarsi nei Paesi dell'Unione Europea, abbiamo avuto 700 domande. Questo dato segnala una domanda di mobilità importante che va colta. La legge prevede – laddove gli enti siano in grado - la possibilità di realizzare due mesi di servizio civile in un altro Paese dell'UE. Si tratta di stimolare questa mobilità positiva, di favorire esperienze di questo tipo capaci di arricchire anche le competenze linguistiche dei ragazzi.



  • Le regole dell[[#146]]attrazione: i progetti Acli di servizio civile all'estero




    I progetti ACLI di servizio civile  all'estero rappresentano, per i giovani, il coronamento di un personale romanzo di formazione, il modo per entrare nell'età adulta, con la consapevolezza di non avere più rimpianti per quello che non si è potuto o voluto fare...


    Non solo Erasmus: mobilità e calendari di vita
    Con una formula forse riduttiva, i giovani italiani sono stati definiti "Generazione Erasmus". Le opportunità di mobilità europea ed extra-europea non si limitano al noto programma di scambio tra università: oltre a Erasmus, per studio e placement, ci sono il servizio volontario europeo (SVE), borse di studio, tirocini, stage supportati dalle istituzioni comunitarie e da una rete di enti (pubblici e non) che permettono ai giovani di fare un'esperienza all'estero. Tra le diverse opportunità il servizio civile all'estero è una delle più ambite, almeno per quel che riguarda il punto di osservazione dei progetti promossi dalle ACLI.

    Nella mia esperienza di selezionatore accreditato ho incontrato le storie di mobilità di centinaia di giovani provenienti da tutta Italia, persone che nel servizio civile all'estero cercavano l'avvio o il proseguimento di un percorso di mobilità che non necessariamente corrispondeva con una fuga. La pubblicistica, così come una porzione significativa della ricerca scientifica, raccontano di una "fuga dei cervelli", o in gergo tecnico internazionale brain drain, tuttavia nelle storie dei candidati ai progetti di servizio civile all'estero delle ACLI spicca il desiderio di vivere un'esperienza di volontariato in un contesto peculiare o, se si vuole, "speciale".

    I progetti di servizio civile internazionale delle ACLI si distinguono per un elemento determinante nell'orientare le scelte dei candidati: sono realizzati in quelle che Saskia Sassen definisce "città globali", ossia centri che si sono sviluppati grazie alla propulsione della globalizzazione e oggi hanno più cose in comune tra loro che con il contesto regionale o nazionale nel quale sono situati. Londra, New York, Parigi, Sidney, Buenos Aires e, a suo modo, anche Bruxelles sono metropoli nevralgiche per la circolazione di capitali, persone e culture caratteristica della globalizzazione. In queste città le ACLI sono presenti da decenni, hanno seguito le ondate di emigranti italiani che dal secondo dopoguerra hanno scelto l'estero per trovare opportunità di vita migliori; viene da chiedersi quanto e come le comunità italiane all'estero abbino contributo alla globalizzazione delle città nelle quali si sono stabilite. Oggi in questi stessi centri ricominciano ad arrivare un numero crescente di italiani, più o meno giovani, più o meno qualificati. I progetti di servizio civile, realizzati in collaborazione con il Patronato ACLI sono rivolti quindi al supporto dei new comer, non sempre in grado di districarsi in contesti sociali resi iper-complessi dalla globalizzazione.

    Ascoltando i racconti di vita dei giovani candidati di servizio civile, l'idea di passare un anno in queste città ha la meglio; con ciò non si vuol dire che le motivazioni solidaristiche, il civismo, la consapevolezza della valenza di un concetto come quello di "difesa non armata della patria" non abbiano un ruolo. Tuttavia l'idea che il servizio civile in una città come New York o Londra possa rappresentare un "punto di svolta" biografico è prevalente. Come si avrà modo di verificare tramite i dati statistici presentati di seguito, i candidati per il servizio civile all'estero sono più spesso giovani-adulti, in possesso di una laurea, con alle spalle percorsi di mobilità anche molto articolati. Per loro, i progetti delle ACLI rappresentano il coronamento di un personale romanzo di formazione, il modo per entrare (presto o tardi che sia) nell'età adulta, con la consapevolezza di non avere più rimpianti per quello che non si è potuto o voluto fare.

    In questo breve contributo non si avrà la possibilità di restituire la ricchezza e la profondità delle vicende biografiche dei giovani candidati, tuttavia grazie all'uso di due diverse fonti di informazione si avrà modo di suggerire, almeno in termini numerici, la valenza dei progetti di servizio civile all'estero proposti dalle ACLI ai giovani italiani. In particolare si proporranno i dati desunti dalle candidature pervenute per il Bando ordinario di Servizio civile nazionale 2016, integrati con i dati del Bando straordinario relativo al progetto IVO4all ; inoltre si presenteranno le prime indicazioni provenienti dal rinnovato sistema di monitoraggio dell'Ufficio nazionale servizio civile delle ACLI, sistema che da quest'anno prevede la compilazione da parte dei candidati di un questionario online.

    Sentirsi a casa nel mondo: chi sono i candidati ai progetti di servizio civile all'estero
    Nel 2015 le ACLI hanno ricevuto 690 candidature per progetti di servizio civile all'estero, il 70% ha riguardato il Bando ordinario, il restante 30% il bando straordinario relativo al progetto IVO4ALL. Nel complesso, i candidati per l'estero rappresentano il 40,6% del totale; tale va rapportato al numero di posti disponibili: 57, tra bando ordinario e straordinario. In media, per ogni posizione ci sono 12 candidati. La competizione è dunque elevata, molto più che nel bando ordinario. Il servizio civile all'estero attrae ragazzi con un profilo ben caratterizzato: il 60% dei candidati è di sesso femminile; nella maggior parte dei casi (72%) si tratta di persone con più di 24 anni; provenienti in prevalenza dall'Italia Meridionale (45,3%) o Centrale (20,9%). Si noti che il dato citato è riferito ai soli candidati al bando ordinario poiché il progetto IVO4ALL era dedicato in modo specifico, anche se non esclusivo, ai giovani residenti nelle regioni dell'Obiettivo Convergenza.

    Ancor più interessante è il dato relativo al titolo di studio: la percentuale di laureati (triennali e magistrali assieme) ai avvicina ai due terzi del totale italiano; nel Nord-Est (70,3%) e nel Meridione (68,3%) supera invece questa soglia. Rispetto alle sedi di progetto, poco meno del 60% dei candidati per il bando ordinario si distribuisce tra New York, Londra, Sidney, Parigi, Bruxelles e Buenos Aires, con l'asse NY-Lon (New York e Londra sono "una sola città separata da un oceano") che da sola raccoglie una candidatura su tre. Anche le cosiddette Eurocities, le città dove vivono e tra le quali circolano le èlites economiche, istituzionali e culturali europee, rappresentano un polo di attrazione significativo (36%): Bruxelles e Parigi, ad esempio, assommano il 10% delle candidature.

    I progetti di servizio civile delle ACLI attirano giovani che vogliono passare un anno nel cuore pulsante della globalizzazione; in città nelle quali circolano beni, capitali, uomini, saperi provenienti da ogni dove e nascono immagini, mode e credenze che poi si diffondono nel resto del mondo ture provenienti da tutto il mondo. Durante i colloqui di selezioni ricorrono temi come la volontà di confrontarsi con un contesto multiculturale, la capacità di sentirsi a casa nel mondo, la volontà di fare un'esperienza di rottura rispetto a precedenti esperienze di mobilità.

    Per capire meglio il punto di vista dei giovani è utile confrontare alcuni dati desunti dal questionario di monitoraggio rivolto a tutti i candidati ai progetti di servizio civile delle ACLI. Per due ragazzi su tre la qualità più importante per avere successo nel mondo del lavoro è la competenza; il 54% sta cercando attivamente lavoro; mentre la quasi totalità (92%) mette in conto che per trovare un'occupazione sarà costretto ad andare all'estero. Trapela tra i numeri, un atteggiamento ambivalente: alla fiducia in se stessi, nelle proprie capacità e nel percorso formativo intrapreso, si abbina l'inquietudine per l'approssimarsi di una nuova fase della vita. Terminati gli studi, arriva il momento di trovare lavoro: i ragazzi sanno che non sarà facile, a maggior ragione in Italia. Andare all'estero è un'opportunità per fare una transizione "dolce" dalla formazione al lavoro, in contesti socio-economici più ricettivi rispetto all'Italia. Per dei giovani laureati, la maggior parte dei candidati di servizio civile, lo spettro della disoccupazione intellettuale e della mancata corrispondenza tra percorso formativo e posizione lavorativa (il cosiddetto skills mismatch) è, purtroppo, molto vivido. Dopo aver investito, tempo e denaro, sulla propria formazione, questi ragazzi sono preoccupati di vedere i loro sforzi vanificati: per questo guardano all'estero con maggior fiducia che all'Italia. Più in generale, il servizio civile rappresenta una camera di compensazione, una parentesi di un anno durante la quale prepararsi a diventare grandi.



  • Servizio civile: un sistema aperto e accessibile




    Il servizio civile deve essere un sistema collegato ai mondi da cui passano i giovani che abbia al centro tutti, non solo quelli dotati già di opportunità ed occasioni. Ad essi questa esperienza dovrebbe riconoscere un ruolo effettivo valorizzandoli come risorse a cui uno Stato si affida e su cui investe


    La ricerca "Il Servizio civile nazionale fra cittadinanza attiva e occupabilità", presentata dall'ISFOL lo scorso 4 agosto, ci ha restituito la più recente istantanea dei giovani che hanno scelto questa esperienza lo scorso anno: più attivi, più istruiti e più disponibili alla mobilità dei loro coetanei, quasi 1 su 3 donne e in buona parte provenienti dal Sud ed Isole. Il servizio civile risulterebbe così scelto "nelle aree più svantaggiate e a più alto tasso di disoccupazione del paese, intercettando in queste aree i soggetti più deboli sul mercato del lavoro: le donne giovani o molto istruite". Dunque, secondo l'ISFOL, questa esperienza sarebbe uno "strumento di autonomizzazione, soprattutto nella fascia di età più alta (25-29 anni)".

    Il servizio civile sembrerebbe così scelto dai giovani italiani (e in parte dagli stranieri, dato che dal 2013 è possibile anche per loro partecipare) come una delle possibili (poche?) strade verso l'adultità, che passa anche da una piccola autonomia economica e da una formazione sul campo, che accanto ad altri percorsi più o meno formali, permette loro di accrescere il proprio senso civico e la propria dotazione di competenze utili per entrare nel mondo del lavoro. È proprio con questa chiave di lettura che alcuni noti commentatori, come Michele Serra su "Repubblica", lo hanno più volte citato, mentre l'ex direttore del "Corriere della Sera", Ferruccio De Bortoli, lo ha pubblicamente proposto come un "master civile", sottolineandone il valore di "tempo dedicato, tra studio e lavoro, a tutelare l'ambiente, promuovere la legalità, combattere gli sprechi, assistere chi soffre", ed invitando il Governo a renderlo "veramente universale, lanciando ogni anno un progetto per il Paese".

    In questo senso va però già dato atto al premier Matteo Renzi di aver inserito stabilmente il servizio civile nell'agenda di Governo, citandolo più volte nei suoi interventi pubblici, lanciandolo in chiave europea e sostenendolo lo scorso anno con uno stanziamento consistente e portando avanti una riforma che ha concluso lo scorso maggio il suo iter parlamentare.

    Tuttavia alcuni segnali, tutti da interpretare, ci dicono di una fragilità ancora esistente nell'intero sistema.

    Innanzitutto il servizio civile, che con la riforma prende l'aggettivo di "universale", fa ancora fatica ad entrare nella cultura comune. Per gli stessi giovani, che dovrebbero sceglierlo, risulta una proposta quasi sconosciuta. "Attualmente conoscono bene il 'servizio civile universale' meno del 10% dei giovani e poco più del 35% ne ha sentito parlare vagamente", ci dice una recente ricerca dell'Istituto Toniolo. Il servizio civile ha in effetti pochi spazi istituzionali per comunicarsi in maniera efficace proprio con i suoi principali destinatari, ed è paradossale per un'esperienza rivolta ai giovani e che si è sviluppata nello stesso decennio dei social network. Accanto a questo alcuni enti, come Arci Servizio Civile, iniziano a denunciare i primi segni di una possibile disaffezione alla partecipazione dei giovani, i cui motivi non sono ancora chiari, ma su cui potrebbero pesare i numerosi bandi usciti in questi mesi (ben 6 negli ultimi nove mesi), e una certa macchinosità di alcune procedure di accesso, come ad esempio ai progetti con "Garanzia Giovani".

    Proprio l'ibridazione con il piano "Garanzia Giovani", unico caso in Europa, se sicuramente positivo dal punto di vista dello sviluppo che ha dato al sistema in termini di fondi, ha fatto però emergere una moltiplicazione dei referenti e ritardi nell'applicazione, ma soprattutto sembra aver spostato ulteriormente l'asticella sull'interpretazione del servizio civile, portandolo sulla soglia di una attività più orientata alle politiche occupazionali, che di cittadinanza attiva e "difesa nonviolenta della Patria". I recenti bandi tematici con fondi ministeriali hanno fatto poi emergere la fatica di condividere un'idea comune tra le Istituzioni, con la tendenza a "piegarlo" ciascuno alla propria visione, piuttosto che coglierne le reali potenzialità ed opportunità. Alla luce di tutto questo non sappiamo se è un caso il fatto che nella succitata ricerca ISFOL, come evidenzia la rete "Caschi Bianchi", "un intero modulo è dedicato alla voce 'Occupabilità', alla voce 'Cittadinanza attiva' 6 domande su 11 riguardano l'immigrazione e la discriminazione razziale, etnica e religiosa e solo una volta in tutto il questionario è menzionata la parola 'Pace', inserita tra le voci di cittadinanza attiva nella stessa 'casellina' con protezione ambientale e diritti degli animali".

    Da dove ripartire allora? Probabilmente una risposta ce lo darà l'imminente decreto di attuazione sulla legge di riforma del servizio civile, che disegnerà le prospettive concrete di sviluppo di questa esperienza. Proprio per questo, nella logica che dicevamo prima, spiace che non si sia aperto un ampio dibattito in merito e poche, se non assenti, siano state finora le occasioni pubbliche di confronto sul decreto. Inoltre il servizio civile "universale" potrebbe presto andare a legarsi alle più recenti proposte di "servizio civile europeo", come ad esempio quella avanzata dal think tank renziano "Volta" di "Odysseus", ossia di un "Erasmus del volontariato", o quella del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker di un "Corpo europeo di solidarietà", lanciata lo scorso 14 settembre e che potrebbe concretizzarsi già entro l'anno.

    Quello che possiamo auspicare già ora è che si torni a vedere il servizio civile come un sistema aperto ed accessibile, collegato ai mondi da cui passano i giovani (come ad esempio la scuola e l'Università) e che abbia al centro tutti, non solo quelli dotati già di opportunità ed occasioni. È ad essi che un'esperienza come questa dovrebbe riconoscere un ruolo effettivo- qui ed ora – e valorizzarli come risorse a cui uno Stato si affida e su cui investe, per riallacciare legami sociali logorati ed affermare concretamente quei tanti diritti enunciati nella Costituzione, che poi è il senso ultimo e più tangibile con cui potremmo interpretare la "difesa della Patria".



  • Sevizio civile: formazione alla difesa civile, non armata e nonviolenta




    Collocare il Servizio civile universale, insieme ai Corpi civili di pace, all'Istituto di ricerca per pace e disarmo e alla Protezione civile. Non è sufficiente formare i giovani alla difesa non armata ed alla costruzione della pace con mezzi pacifici, se prima, a questi valori non si forma anche la politica


    Il Servizio civile universale, come si configura nella legge di riforma del "Terzo settore", è l'importante tappa intermedia di un percorso che viene da lontano, ma che non ha ancora raggiunto la sua meta, già indicata in Costituzione.

    E' un percorso che affonda le radici repubblicane nella lotta di Pietro Pinna, il primo obiettore di coscienza "politico" al servizio militare (che ci ha lasciati lo scorso 13 aprile all'età di 89 anni), e dei tanti obiettori che hanno conquistato - dalle patrie galere militari - prima la concessione e poi il diritto al Servizio civile nazionale. Ma i diritti non è sufficiente che siano riconosciuti sul piano normativo, perché siano effettivi è necessario che siano dotati dei mezzi che li rendano davvero praticabili da tutti. I quindici anni di legge 64 hanno mostrato la fragilità di un sistema che sul piano normativo proclama il diritto al Servizio civile e sul piano pratico, a fronte di alcune centinaia di migliaia di giovani che hanno svolto il servizio, dieci volte tanti sono stati rifiutati per mancanza di risorse. Oggi il Servizio civile universale si propone di superare questo iato tra il diritto di tutti i giovani a impegnarsi per il Paese e l'effettiva possibilità di farlo. Vedremo se sarà effettivamente così, se potrà contare su risorse certe e sufficienti o se continueranno ad essere risorse di risulta, come è stato in questi anni.

    Del resto questo non è solo un tema di quantità, ma anche – e soprattutto - di qualità del servizio civile, che non riguarda solo i diritti dei giovani ma anche i diritti di tutti i cittadini alla "difesa non armata" del Paese. Infatti l'articolo 8 della legge 106/2016 ribadisce un concetto importante sull'identità del Servizio civile universale "finalizzato, ai sensi degli articoli 52, primo comma, e 11 della Costituzione, alla difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica". Ossia, nel solco delle precedenti normative (L.230/98 e L. 64/2001) e delle ripetute sentenze della Corte Costituzionale, anche questa riforma ribadisce che la difesa del Paese cammina (dovrebbe camminare) su due gambe: la difesa miliare e la difesa civile, non armata e nonviolenta. Questo dato costituzionale è ormai acquisito sul piano dell'ordinamento legislativo, ma non è affatto acquisito sul piano della pari dignità tra i due sistemi di difesa del Paese: il primo, quello militare, fortemente finanziato (l'Italia è tra i primi 5 paesi in Europa e tra i primi 11 al mondo per spesa pubblica militare – fonte SIPRI) dotato di un Ministero dedicato, di una organizzazione articolata e capillare, di potenti infrastrutture, di centri di ricerca e formazione, di tremendi strumenti di offesa (come i famigerati F35); l'altro sistema di difesa, quello civile, è invece alla continua ricerca di risorse per poter avviare ogni anno alcune decine di migliaia di giovani, pur senza una vera organizzazione ispirata ad una effettiva "difesa non armata della Patria", alternativa a quella militare.

    Eppure la storia dell'obiezione di coscienza al servizio militare, prima, e del servizio civile nazionale dopo, hanno consentito un'importante apertura culturale dell'idea di "Patria": non più i soli confini territoriali, ma i diritti civili e sociali dei cittadini come sanciti dalla Costituzione. Oggi il Servizio civile – se adeguatamente potenziato, all'interno di una adeguata organizzazione della difesa civile, non armata e nonviolenta – può rispondere ad un'idea di difesa più complessa, più adeguata e più efficace al panorama delle vere minacce dalle quali abbiamo bisogno di difenderci – povertà, precarietà sociale, mafie, dissesto idrogeologico, terremoti, analfabetismo funzionale, razzismo - che non hanno nessun nemico da abbattere violentemente con lo strumento militare. Questo risulta evidente ai volontari in servizio civile che – non a caso – le "linee guida per la formazione generale" chiamano "difensori civili della Patria".

    Seppur la maggior parte dei giovani oggi approda al servizio civile per rispondere ad una crescente domanda di occupazione e per mettere alla prova della realtà il personale percorso formativo, per loro il Servizio civile – se accompagnato da una coerente e proficua "formazione generale" - rappresenta anche la presa di coscienza del ruolo politico, sociale e culturale di questo Istituto repubblicano. Scoprono come nella quotidianità del loro impegno civile – per la convivenza, la solidarietà, l'educazione, la cultura, il sostegno a chi è rimasto indietro - non realizzino solo un nobile, ma generico, sentimento di pace, ma mettano in pratica azioni mirate all'autentica difesa dei diritti di tutti i cittadini.

    Nonostante a fine servizio ai volontari civili questo risulti chiaro – soprattutto se sono stati aiutati da formatori che hanno promosso questo processo di "coscientizzazione" - l'abnorme squilibrio tra la spesa per la difesa militare e quella per la difesa civile continua a rispondere alla logica semplicistica che legge – di fatto - tutte le minacce alla luce del solo strumento militare e rende residuale l'impegno del Servizio civile. Per questo, per esempio, il Movimento Nonviolento, insieme a sei Reti della società civile (tra le quali CNESC e Forum Servizio Civile), ha promosso la campagna "Un'altra difesa è possibile", con la proposta di legge, già depositata in Parlamento, per l'"Istituzione del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta", al cui interno dovrà trovare la giusta e coerente collocazione il Servizio civile universale, insieme ai Corpi civili di pace, all'Istituto di ricerca per la pace e il disarmo ed alla Protezione civile. Completando così il percorso costituzionale, avviato con il carcere di Pietro Pinna nel 1948. Perché non è sufficiente formare i giovani alla difesa non armata ed alla costruzione della pace con mezzi pacifici, se prima, a questi valori non si forma anche la politica.



  • Non temete, la nostra vita sarà meravigliosa




    La grande sfida del servizio civile è quella di creare cittadini che abbiano gli strumenti per saper leggere il contesto che li circonda, ne sappiano riconoscere le ingiustizie e siano in grado di cambiarlo. Veri animatori di comunità che sappiano allontanare le paure ed essere riferimenti politici e sociali dei territori


    C'è una frase coraggiosa e densa di significati che Mario Calabresi sceglie come titolo del suo libro, con la quale due ragazzi, che scelgono di impegnarsi per gli ultimi in Africa, rispondono a fronte delle preoccupazioni dei genitori "Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa". In questa fase storica, dove i figli stanno decisamente peggio dei genitori, queste parole di speranza appaiono desuete. Se si riflette sulle generazioni degli anni '90 si avverte vivida questa grande contraddizione: da una parte le opportunità dell'economia globale che moltiplicano esperienze e relazioni, dall'altra la sensazione di non riuscire mai trovare un posto, una definizione, un'identità in questa società ad alta velocità e bassa uguaglianza.

    Aldilà del percorso storico costruito sul valore della difesa non armata della patria, in questo contesto il servizio civile ha un ruolo di ricucitura generazionale. Formazione, impegno civico, leadership di comunità. Nelle storie dei 1800 under 28 che hanno presentato la propria domanda per partecipare ad uno dei progetti proposti dalle Acli ci sono in misura diversa queste tre dimensioni. L'aspetto formativo è legato all'aspettativa di un entrata dolce nel mondo del lavoro attraverso una esperienza legata al proprio percorso di studi; poi c'è l'esperienza di mettersi a servizio non come singolo ma come parte di qualcosa ed infine l'ambizione di poter diventare un punto di riferimento nella propria comunità.

    L'identità del servizio civile sta proprio nel riuscire a rendere comunitario ciò che adesso è individuale, dando la possibilità ai ragazzi di poter entrare in relazione con gli altri e con il contesto che li circonda. Ai tempi del carrierismo e delle "isole universitarie" è un valore inestimabile. Ma è sufficiente un'ottica territoriale? Negli anni è andata crescendo la domanda di mobilità internazionale legata all'esperienza di servizio civile ed il focus delle istituzioni si è spostato giustamente in quella direzione. Persino il Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker ha prospettato un "corpo europeo della solidarietà" con cifre rilevanti (100.000 unità) da affiancare ai più conosciuti progetti di mobilità europea di Erasmus+ e SVE. Senza cittadini europei consapevoli che la pace si costruisce con la fatica dell'ascolto ed il riconoscimento delle differenze metteremmo a rischio il futuro delle prossime generazioni.

    Questo investimento è fondamentale e non soltanto perché risponde ad una domanda migratoria di tipo economico, ma perché determinerà una stabilizzazione nei rapporti tra i paesi europei. I ragazzi che in questi anni hanno avuto la possibilità di essere i protagonisti dei nostri progetti all'estero, grazie alle competenze personali e al lavoro di formazione costruito insieme, hanno potuto vivere l'esperienza di essere integrati ed impegnati non solo sul fronte della tutela degli italiani all'estero, ma anche dei cittadini delle città globali che hanno vissuto.

    Rimane un nodo irrisolto: se da un lato le risorse vengono investite soltanto nella concorrenza tra paesi per attrarre un numero sempre più importante di presenze ad alto valore aggiunto in termini professionali e sociali, dall'altro aumenta la segregazione per chi non ha queste caratteristiche e vede assottigliarsi sempre di più le proprie possibilità di autorealizzazione. Per questo, le prossime azioni di mobilità europea dolce dovrebbero essere indirizzate e calibrate anche su profili deboli che, per contesto territoriale ad esempio, hanno maggiori difficoltà a scegliere percorsi di formazione fuori dall'Italia.

    Ultima questione: cosa significa per le Acli accogliere e promuovere il servizio civile. Intanto significa che più di 600 ragazzi l'anno scelgono le nostre associazioni per una esperienza di volontariato. Quindi è la principale risposta in termini rigenerativi non solo per noi, ma per tutto l'associazionismo del Paese. Il grande investimento che abbiamo fatto in questi anni andrà legato sempre più all'aspetto dell'educazione alla scelta e alla promozione del protagonismo generazionale.

    L'attuazione dei progetti che lavorano sull'azione quotidiana devono rappresentare una chiave di lettura sulla società che i ragazzi vivono e non una esperienza episodica, temporale. La nostra grande sfida è quella di creare cittadini che abbiano gli strumenti per saper leggere il contesto che li circonda, ne sappiano riconoscere le ingiustizie e siano in grado di cambiarlo. Veri animatori di comunità che sappiano allontanare le paure ed essere i nuovi riferimenti politici e sociali dei nostri territori.



  • In rete










  • Il Servizio Civile Nazionale: perché restare (perché partire)?




    I volontari in servizio civile sono coinvolti in un processo formativo da quando sono "candidati" fino ad almeno un anno dopo la fine di questa esperienza. Negli ultimi anni abbiamo sperimentato un particolare approccio alla formazione dove la conoscenza è una costruzione condivisa di concetti e temi ma anche realizzazione di prodotti concreti


    Il nostro punto di osservazione della formazione dei volontari di servizio civile è quello di una psicologa dell'educazione e di un formatore che da molti anni si impegnano con i volontari delle Acli, soprattutto in servizio all'estero, in tutto il processo di selezione, formazione, accompagnamento e uscita dal servizio medesimo. Le nostre considerazioni non possono rendere la ricchezza di questo impegno e delle conoscenze che questi volontari hanno lasciato a noi e alle Acli.

    I volontari in servizio civile sono coinvolti
    in un processo formativo da quando sono "candidati al servizio civile" e fino ad almeno un anno dopo la fine di questa esperienza.

    Molti sono i momenti formativi. Ne mettiamo i evidenza i principali:

    - la compilazione della domanda pone i candidati di fronte al tema: "comunicare con estranei attraverso un codice ufficiale (quello del bando) ed un linguaggio formale (quello amministrativo)". Questo compito non è sempre facile e di immediata comprensione

    - la compilazione del questionario di ingresso e di uscita

    - il colloquio di selezione, orientamento e confronto per focalizzare se le aspettative, competenze e motivazioni del candidato hanno corrispondenza con il progetto e l'Ente di attuazione; non di rado il colloquio, più che essere il momento del "sì e del no" dell'ente, viene condotto in modo da aiutare il candidato per primo a dire dei sì e dei no rafforzando la propria scelta, o viceversa convicendosi della necessità di cambiare percorso ("…ma veramente lei dice che il progetto si occupa di anziani in condizione di povertà ed emarginazione?" Uhm…sa perché allora guardi penso di aver sbagliato progetto")

    - la formazione generale, condotta nella comunità di apprendimento, viene realizzata riunendo i volontari in gruppi e seguendo il programma delle linee guida di formazione, utilizzando esperienze, testimoni e facendo riferimento a temi di attualità (come parlare di pace, in questo momento storico, se non incontrandone i protagonisti? Come parlare di accoglienza e integrazione, senza trattare del terrorismo e delle paure diffuse in Europa?). Assume particolare rilevanza in questo contesto riprendere i temi della Difesa della Patria e della costruzione di solidarietà sociale come difesa dei valori della Repubblica. Per molti volontari è la prima occasione per rendersi consapevoli di valori che incarnano ma di cui non hanno piena conoscenza

    - la formazione specifica, che si svolge a diretto contatto con gli operatori locali di progetto, e che pone i volontari di fronte a domande, a volte 'scottanti': quali sono le cose che io so veramente fare? E quali, pur essendo utili ed importanti, non sapevo nemmeno che fosse utile saper fare? Le competenze di vita - integrità, onestà, autenticità - non vengono considerate competenze indispensabili anche nel luogo di servizio ed emergono nella consapevolezza dei volontari dopo alcun mesi di servizio. Lo stesso vale per le competenze trasversali

    - il monitoraggio, che costringe i volontari a porsi di fronte al tema: come comunicare la realizzazione di azioni, azione per azione, presenti nel testo di progetto? Come esprimere ciò che ho imparato, al di là del vissuto emotivamente caldo?

    - l'orientamento finale, quando ormai l'operatore locale di progetto, oltre che maestro, è divenuto quasi un familiare del volontario/volontaria che si impegna e ingegna a suggerire strade per il futuro.

    Negli ultimi anni abbiamo sperimentato un particolare approccio alla formazione specifica mutuato dal progetto "KNORK – Knowledge and Work - (Sapienza Università di Roma). La comunità/classe (learning community) durante e dopo la formazione si impegna a realizzare un prodotto utile e interessante utilizzando conoscenze proprie del curricolo di studi, sia proprie dell'Ente. L'idea è che la conoscenza sia anche una costruzione condivisa di concetti e temi e che trovi una facilitazione nella realizzazione di prodotti concreti ed utili.

    Per realizzare il prodotto viene sollecitato l'impegno individuale accordato ad un lavoro di gruppo e ad un obiettivo condiviso. Si utilizzano strumenti propri del nostro tempo come internet e prodotti digitali per costruire, in modo collaborativo, oggetti che saranno poi utilizzati da altri volontari o da un committente.

    Spesso tale formazione valorizza le tecnologie ed i dispositivi già conosciuti dai volontari (come se si trattasse di un sistema BYOD, Bring Your Own Device) in uno scambio di conoscenze ed innovazione tra volontari ed ente, impensabile fino a qualche anno fa e nello stesso tempo li costringe ad imparare da capo, proprio per poter entrare in contatto con chi di tecnologia e dispositivi a volte non conosce nemmeno l'esistenza (i nostri associati e gli Enti usano ancora la lettera cartacea, la cartolina postale, il bigliettino di ringraziamento..).

    Nel progetto "Così lontani, così vicini" a servizio degli Italiani all'estero i gruppi di volontari hanno concretamente utilizzato competenze e conoscenze per realizzare oggetti da loro stessi rintracciati nel progetto medesimo come effettivamente utili e usufruibili agli italiani all'estero:
    - le guide per conoscere e vivere in città per i nuovi migranti;
    - la trasmissione di piu' di 20 puntate web realizzate da Italian Radio sul SCN;
    - il video "collettivo", dall'Australia all'Argentina, passando per l'Europa denominato "Perché restare" dalla poesia di Giorgio Caproni, dedicato ai giovani italiani under 35 emigranti;
    - le guide per "chi verrà dopo di noi" (se i progetti verranno approvati!!)
    - la guida ai referendum, per coinvolgere gli italiani residenti all'estero;
    - le pagine face book multilingue.



  • Un mondo molto civile




    Le esperienze, le valutazioni e i prodotti dei giovani in Servizio civile presso le sedi delle Acli all'estero


    "Mi sembra di aver vissuto dieci anni in un anno solo..."

    "Il 16 Aprile è andata in onda la prima puntata della trasmissione Servizio Civile Radio. Da Aprile fino ad oggi abbiamo realizzato 9 puntate… Poter intervistare Padre Alex Zanotelli per la radio del Servizio Civile è stata una delle emozioni più grandi".

    "Il Patronato qui non è solamente un ufficio ma diventa talvolta un confessionale".

    "La signora aveva bisogno di rinnovare il documento d'identità dunque è stata ascoltata, assistita e per finire abbiamo preso un caffè insieme raccontandoci un po' ".

    "Mi ha impressionata e incuriosita chi parla mescolando nella stessa frase francese, italiano e dialetto e più in generale ha avuto una vita e una famiglia a cavallo fra diversi paesi europei e a volte anche più lontano".

    "Ho sperimentato nel mio piccolo l'essere un punto di riferimento per le nuove generazioni di migranti".

    "La migrazione italiana in Belgio celebra quest'anno i suoi 70 anni, e le pratiche, i documenti, che abbiamo ritrovato non sono da meno. È stato un po' come sfiorare un pezzetto di Storia".

    "Il lavoro al Patronato Acli mi ha permesso di incontrare tanti italiani, supportare attivamente la comunità italiana a Melbourne, e riscoprire il mio paese, attraverso i racconti di chi l'ha dovuto lasciare".

    "A qualche mese di distanza dall'arrivo… mi sento davvero utile".

    "Vivere in questo connubio di culture fa bene e mi ha fatto bene, perché ho superato molti pregiudizi che avevo… Io adesso posso dire di capire. Capisco chi è partito disperato cercando un appiglio in un'altra terra e chi ha solo voglia di vivere un'avventura… Capisco questa diversità perché l'ho conosciuta in 365 giorni, in un solo tempo, in quel di Melbourne, a 16.000 chilometri da casa".

    "La nostra esperienza di servizio civile al Patronato ACLI è stata intensa, interessante e ha portato tante novità. Le video interviste realizzate a giovani italiani a Bruxelles e ad esperti del settore della mobilità giovanile ci hanno trasmesso una grande voglia di fare, di metterci alla prova, di non lasciarci scoraggiare dalle prime difficoltà. Vivere a pieno la nostra cittadinanza europea in un contesto così multiculturale e dinamico ha rappresentato per noi un motivo di crescita personale e maggiore fiducia in noi stesse".

    "Per me che ho scoperto l'Europa ai tempi dell'Erasmus a Berlino devo dire che quest'esperienza è stata sicuramente diversa. Diversa perché più protetta… Potrebbe sembrare una contraddizione ma questo progetto ci ha fatto immergere in un contesto migratorio in cui l'italianità è viva e che nei momenti di aggregazione si fa sentire con forza".

    "Questi quattro mesi sono stati particolarmente intensi sia dal punto di vista lavorativo che emotivo".

    "La mobilità in un territorio straniero ci ha permesso di confrontarci con le nostre capacità e con persone totalmente nuove".

    "Quest'esperienza? Sicuramente un'opportunità grazie alla quale abbiamo avuto modo di interagire con nuove culture e tradizioni e mettere alla prova noi stesse. Aver avuto la possibilità di svolgere il servizio civile ci ha alleviate da una serie di preoccupazioni che chi si trova ad espatriare deve affrontare... Ci sentiamo quindi di poter definire la nostra una mobilità protetta".

    "Questi mesi sono stati pieni di impegni e di attività che mi hanno permesso di sviluppare diverse competenze e di migliorare alcuni lati del mio carattere".

    Queste sono solo alcune delle testimonianze dei giovani – donne e uomini – che hanno svolto il Servizio civile, sia quello "ordinario" che quello sperimentale del progetto IVO4All, presso le Acli e il Patronato Acli nelle sedi estere.

    Li abbiamo visti partire, carichi di speranze e timori, di attese e di voglia di fare e sperimentarsi. Abbiamo tentato di trasmettere loro il senso di questa opportunità, invitandoli a coglierla, sperimentandosi e reinterpretandola nel contesto specifico che li avrebbe ospitati.

    Nessuna/o di loro è arretrato rispetto a questa sfida, giocandosi sul livello soggettivo e su quello pubblico, affrontando le difficoltà, mettendo in campo creatività, coraggio e inventiva, ma anche curiosità e disponibilità, e tenendosi in contatto gli uni agli altri dai quattro angoli del mondo.

    Se dovessimo "sposare" il Servizio civile, in ragione degli esiti che registriamo, dovremmo dire certamente "sì, lo voglio". Se dovessimo valutare cosa e quanto produce, in termini di consapevolezza e di crescita personale e civica, in quanti vivono questa esperienza, dovremmo dire che sì, questa è la strada. Perché i giovani possano sperimentarsi – in un ambiente protetto – nella loro voglia di stare al mondo, con creatività e con fiducia, esprimendo le loro capacità e spingendole oltre, a costruire relazioni di qualità, a mettersi alla prova, a rimuovere pregiudizi e stereotipi, a mettersi al servizio degli altri, con adesione e solidarietà profonde.

    Ne hanno fatte tante, in questo anno o nei quattro mesi del progetto IVO4All. Ne hanno fatte di più di quanto avessimo chiesto loro. E lo hanno fatto per loro iniziativa, rilanciando le sfide e le scommesse, facendole proprie, con entusiasmo e competenza. Mi piacerebbe qui darne conto, sapendo da subito che sarà una presentazione imperfetta e forse parziale. E soprattutto che il loro impegno non può certo essere misurato solo dai prodotti finiti che hanno realizzato. Le questioni su cui si sono affacciati e interrogati, sulle quali insieme hanno discusso, e il fatto stesso di volersi tenere in rete, sono molto di più di quanto io potrò qui restituire e riconoscere.

    Però, lo stesso, voglio segnalare qui alcune loro iniziative, che molto hanno da dirci, della loro esperienza, del mondo che hanno incontrato. E di noi.

    Perché restare? Storie di giovani italiani nel mondo (2016)
    Video realizzato da tutti i civilisti in servizio presso le sedi delle Acli e del Patronato Acli all'estero, come attività del progetto "Così lontani, così vicini", per raccontare - attraverso reali testimonianze - il fenomeno della nuova migrazione.

    Giovani italiani a Bruxelles. L'Europa siamo noi: storie di mobilità europea (2016)
    Grazie all'impegno delle giovani in Servizio civile, dal 7 settembre 2016, inizia l'appuntamento settimanale sulla pagina facebook del Patronato Acli BELGIO con i "Giovani italiani a Bruxelles" che hanno deciso di raccontare le loro esperienze di #mobilità e #cittadinanza europea.

    Acli Europa siamo noi (2016)
    ACLI Europa siamo noi è uno spazio virtuale di informazione ed orientamento rivolto a giovani europei dai 18 anni+ intenzionati a svolgere un'esperienza di vita nel territorio di uno Stato membro dell'Unione Europea. La pagina Fb ACLI Europa siamo noi è ideata e realizzata dai Volontari di Servizio civile IVO4ALL delle sedi del Patronato ACLI di Bruxelles (Belgio) e Augsburg (Germania) e rientra nell'ambito delle attività previste dal progetto "L'Europa siamo noi".

    Servizio Civile Radio – Acli e Patronato Acli Utrecht
    Servizio Civile Radio è un programma radiofonico dove si da spazio alle esperienze di solidarietà e volontariato in giro per il mondo, a cura del Servizio Civile delle ACLI.

    Blog IVO4all - IVO4ACLI (2016)
    L'hanno chiamato IVO4ACLI. E' il blog dei volontari per il progetto IVO4all nelle sedi Acli di Belgio, Francia, Germania e Regno Unito. Creato "per raccontare passo dopo passo la nostra esperienza all'estero. Un diario di bordo dove condividere pensieri ed emozioni, ma anche luogo virtuale in cui dare informazioni e consigli…".

    Spot Servizio civile (2016)
    Partecipazione al concorso "Realizzazione di uno spot televisivo e di un cortometraggio di promozione del Servizio Civile Nazionale" lanciato dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale

    1955 – 2015. Gastarbeiter. Un viaggio lungo 60 anni (2016)
    In occasione della celebrazione dei 60 anni dall'Accordo Italo-Tedesco per la cessione di manodopera (Stoccarda, 18-19 dicembre 2015), in apertura del seminario «Gastarbeiter- Lavoratori ospiti. 60 Jahre Anwerbevertrag zwischen Deutschland und Italien: Italienische "Gastarbeiter"», è stato proiettato il video-documentario realizzato - da Luigi Coluccino ed Emanuele Baciocchi – sulla base di materiale multimediale già raccolto nel loro anno di Servizio civile e con materiale inedito (interviste ai civilisti in servizio al momento della realizzazione), sono inoltre stati inseriti elementi documentali.

    L'Associazionismo delle Acli nel processo migratorio, video interviste (2014)
    Il video realizzato dai volontari è uno dei contributi al seminario internazionale di studi "Youth on the move. Bisogni, opportunità, garanzie e diritti" (Amsterdam 5-7 novembre 2014).

    Presentazioni e saluti dei volontari del Servizio civile presso le sedi delle Acli all'estero (2014)
    Anche in questo caso, il video è stato realizzato in occasione del seminario "Youth on the move. Bisogni, opportunità, garanzie e diritti", nel quale sono stati coinvolti direttamente i giovani in Servizio civile presso le sedi delle Acli nell'Ue. Per loro iniziativa, sono riusciti a tenere insieme anche i loro colleghi d'oltreoceano nella realizzazione dei prodotti, nei quali hanno proposto narrazioni diverse, attraverso le parole, la musica, le immagini, la grafica e perfino la poesia. Questa è la loro presentazione…


 
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